mercoledì 25 marzo 2020

NOVELLA 2: L'ULTIMA POESIA


Il re di un Paese molto lontano mosse guerra a un regno confinante, e in breve lo conquistò. 
Gli dissero che fra i tanti prigionieri c'era un Poeta. Allora il re, che era un tiranno spietato ma amante delle arti, lo fece chiamare e gli rivolse questo discorso:
"Per tutti i prigionieri la pena capitale verrà eseguita domattina; ma a te concedo il privilegio di altri tre giorni, affinché tu scriva un'ultima poesia. E se mi piacerà, avrai salva la vita!"
Il Poeta venne ricondotto in cella e gli furono forniti penna, calamaio e un buon numero di pergamene.
All'alba, il Poeta vide dalla finestra del carcere il boia in azione. Andò avanti per tutta la giornata e per quella successiva.
Scaduti i tre giorni, il Poeta fu ricondotto in presenza del re.
"La poesia non è finita, Signore".
Il re, che era di buonumore, accettò di dargli un altro giorno.
L'indomani, il Poeta gli domandò ancora tempo.
Il re si spazientì. "Ben mediocre Poeta sei, se nei giorni che ti ho concesso non hai saputo scrivere nulla. Ti darò ancora tempo fino a domani, ma sarà l'ultima volta"
La mattina del giorno successivo, il Poeta fu condotto nuovamente davanti al re.
"E allora, chiese questi, hai concluso l'opera?"
"L'ho finita signore", e porse al re una busta sigillata.
Aperta che la ebbe, il re guardò la pergamena, e questa si presentava così:
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Il re montò su tutte le furie e ordinò che il Poeta fosse condotto al patibolo entro l'alba successiva.

Ma poi cominciò a meditare, e più meditava e più gli venivano dubbi. La notte non riuscì a dormire, finché a un certo punto, poco prima che il sole sorgesse, dette nuovi ordini. Fu così che il Poeta, la cui testa era già bloccata in attesa del colpo di mannaia, fu liberato dei ceppi e lasciato libero di tornarsene a casa.
Il re si fece preparare una cornice ricchissima, di oro zecchino, e vi fece incastonare la pergamena. Volle che il quadro fosse collocato a fianco del suo letto, così da poterlo contemplare ogni sera prima di coricarsi e ogni mattina al risveglio. Il quadro era fatto così:
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Intanto il Poeta, nella sua casa, dedicava il tempo a meditare e a comporre.


In un primo periodo il suo stile era più semplice e aderente a quello degli esordi:


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Successivamente prevalsero modi più disinvolti:








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Passarono i giorni, passarono i mesi e passarono anche gli anni. Quando il Poeta invecchiò fu pubblicata la raccolta completa delle sue opere. Eccone qui la prima, preziosissima edizione:


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Il libro andò letteralmente a ruba e fu ristampato più e più volte. La fama del Poeta crebbe a dismisura, oltrepassò i confini del regno e si diffuse nel mondo intero.

Quando il Poeta morì gli furono tributati onori da vate e sulla sua tomba, a eterna memoria, fu apposta una lapide con la più significativa delle sue poesie, quella che recita:

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giovedì 19 marzo 2020

NOVELLA 1 - IL VIAGGIO DI DIO

 Dio si mise in viaggio ben prima dell'alba. 

Lungo il cammino attraversò universi sconosciuti e vide stelle lontanissime, che con il loro luccichìo attenuavano l'ottusa oscurità del firmamento. 

 Dio se ne compiacque e avanzò nello spazio siderale. 


 Fu in vista del sole quando era appena sorto. La luce, non ancora abbagliante, aveva squisite tonalità rosee e violette. La benedizione di Dio si posò sui riflessi delicati che si spandevano attraverso l'atmosfera. 


 Avanti allora, ancora avanti! 


Seguendo uno dei raggi, Dio giunse nei pressi della Terra, il pianeta che amava. Anche la terra era immensa, vista da vicino; i continenti poi avevano forme antiche, modellate nel corso dei millenni, e le loro rive erano bagnate da mari ed oceani in perpetuo movimento. 


Dio li attraversò risolutamente. 


Era in corso una guerra. Cannoni sparavano, mine esplodevano: due eserciti si contendevano il territorio palmo a palmo. Soldati in preda al terrore alzavano gli occhi su di lui, implorandolo. 


Dio misericordioso ricambiò turbato quegli sguardi, ma poi bisognò affrettarsi! 


Giunse ad una grande città. Colonne gigantesche sorreggevano volte a cupola; nelle piazze troneggiavano monumenti equestri fusi nel bronzo. Era quasi Natale, e dalle chiese una moltitudine invocava il suo avvento con inni e litanìe. 


Lui si schernì, e andò ancora oltre. Era stanco, ma la meta era vicina! 


Nella notte ormai fonda era rimasta un'ultima stanza illuminata. Dio aprì la porta ed entrò senza farsi sentire. Alla luce troppo fioca di una lucerna, uno scrittore apportava al suo poema ritocchi su ritocchi. Si tormentava: qualcosa non era di sua soddisfazione, e la penna tracciava segni nervosi. Ma Dio soffiò di nascosto sui fogli, e i versi presero un che di nuovo e di diverso: il ritmo divenne gradevole, e le rime erano quelle giuste. Allora il Poeta, tutto riconsiderando, trovò il proprio lavoro ben fatto, e con orgoglio appose una firma svolazzante. 


Dio sorrise ed uscì dalla stanza, richiudendo la porta in silenzio: era ora di tornare!