"È Natale! Dio mio, fatti
riconoscere!"
Il grido era così forte che giunse fin lassù, fino a
Dio. E Dio si mise in cerca di colui che l'aveva invocato.
Le strade erano vuote, e allora Dio entrò in una casa. Come tante altre, una famiglia
era a tavola per il pranzo della festa. Bambini, adulti e anziani si passavano
vassoi traboccanti di squisite pietanze, a lungo arrostite nei forni elettrici
o mescolate con pazienza nei pentoloni di acciaio sui fornelli accesi. Scherzi
innocenti, risate, brindisi... Dio ricambiò divertito gli auguri e proseguì la
sua strada.
Si trovò nel reparto maternità di una grande clinica. Ma
guarda, proprio oggi, a Natale, è nato un bambino! Forse - si disse Dio - lo
chiameranno Gino, cioè Gesuino... o magari Natalino! Ma i genitori avevano già
deciso di chiamarlo Alberto in onore di uno zio paterno, e non cambiarono idea.
Dio sorrise bonario e andò oltre.
Nella città, oltre a tante chiese, avevano costruito una
moschea. Un certo numero di fedeli aveva lasciato le scarpe all'ingresso e
sostava su un grande tappeto. Per loro il Natale non significava proprio nulla
di speciale. Ma le loro preghiere oltrepassavano comunque la grande volta del
tetto e in cielo si mischiavano con quelle dei cristiani. Dio ne fu commosso e
benedisse quella piccola folla.
Poi si rimise a cercare. Chi sarà stato a invocarlo in
modo tanto pressante?
"Buon Dio ti prego, fatti riconoscere! È
Natale!" disse ancora, con un filo di voce, l'ammalato dal suo letto di
ospedale.
Entrò un'infermiera con la siringa in mano, e con modi
esperti gli praticò l'iniezione. Poi mise via l'ago, pose un cerotto sul
braccio dell'ammalato e stava quasi per andarsene. Ma all'ultimo si voltò verso
di lui, lo guardò negli occhi tristi e con la mano libera dagli attrezzi del
mestiere gli dette appena una piccola carezza sulla fronte. Poi uscì in fretta
per andare dal prossimo paziente.
L'uomo sorrise. "Grazie, Signore. E buon
Natale!"