giovedì 25 dicembre 2025

NOVELLA DI NATALE

 

"È Natale! Dio mio, fatti riconoscere!"

Il grido era così forte che giunse fin lassù, fino a Dio. E Dio si mise in cerca di colui che l'aveva invocato.

Le strade erano vuote, e allora Dio entrò in una casa. Come tante altre, una famiglia era a tavola per il pranzo della festa. Bambini, adulti e anziani si passavano vassoi traboccanti di squisite pietanze, a lungo arrostite nei forni elettrici o mescolate con pazienza nei pentoloni di acciaio sui fornelli accesi. Scherzi innocenti, risate, brindisi... Dio ricambiò divertito gli auguri e proseguì la sua strada.

Si trovò nel reparto maternità di una grande clinica. Ma guarda, proprio oggi, a Natale, è nato un bambino! Forse - si disse Dio - lo chiameranno Gino, cioè Gesuino... o magari Natalino! Ma i genitori avevano già deciso di chiamarlo Alberto in onore di uno zio paterno, e non cambiarono idea. Dio sorrise bonario e andò oltre.

Nella città, oltre a tante chiese, avevano costruito una moschea. Un certo numero di fedeli aveva lasciato le scarpe all'ingresso e sostava su un grande tappeto. Per loro il Natale non significava proprio nulla di speciale. Ma le loro preghiere oltrepassavano comunque la grande volta del tetto e in cielo si mischiavano con quelle dei cristiani. Dio ne fu commosso e benedisse quella piccola folla.

Poi si rimise a cercare. Chi sarà stato a invocarlo in modo tanto pressante?

"Buon Dio ti prego, fatti riconoscere! È Natale!" disse ancora, con un filo di voce, l'ammalato dal suo letto di ospedale.

Entrò un'infermiera con la siringa in mano, e con modi esperti gli praticò l'iniezione. Poi mise via l'ago, pose un cerotto sul braccio dell'ammalato e stava quasi per andarsene. Ma all'ultimo si voltò verso di lui, lo guardò negli occhi tristi e con la mano libera dagli attrezzi del mestiere gli dette appena una piccola carezza sulla fronte. Poi uscì in fretta per andare dal prossimo paziente.

L'uomo sorrise. "Grazie, Signore. E buon Natale!"

 

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